Mezzo scafo da parete: Gozzo Cornigiotto

49,00 IVA Inclusa

Questo mezzo scafo, della fine degli anni ’90 del Secolo scorso, proviene da una Collezione Privata . E’ un modello realizzato artigianalmente, a mano, lavorando il legno e creando, con pazienza ed assoluto rispetto delle proporzioni di scala, un piccolo capolavoro da collezione. La tavola, laccata in nero, ha dimensioni di 8 x 16 cm.

Gozzo 

Il gozzo è una piccola imbarcazione da pesca, molto comune nei porticcioli e nelle calette della Liguria, ma anche in tutto il mediterraneo occidentale. Lo si trova in Grecia, in Costa Azzurra ed anche in Spagna. Le origini del Gozzo risalgano al XVII secolo.

Il gozzo assume caratteristiche diverse nelle nostre regioni a seconda del contesto marittimo in cui viene utilizzato, soprattutto in rapporto al varo e all’alaggio. Oltre alle dimensioni che possono variare da 4 m ai 10 m, l’elemento principale di diversificazione è la forma della prua.

Gozzo Cornigiotto

Barca attrezzata con vela al terzo e fiocco, tipica del Ponente Ligure e la cui denominazione “cornigiotto” significa un’imbarcazione che si distingue per i due dritti di prua e di poppa inclinati rispettivamente all’indietro e in avanti anziché essere verticali o leggermente inclinati verso l’esterno come era invece l’uso nel Levante.
Le forme del gozzo sono particolari e caratteristiche, come la prua e la poppa; la chiglia funge sia da spina dorsale dell’imbarcazione, che da deriva, sporgendo al di sotto dello scafo e terminando a poppa all’altezza del timone, sorreggendone le femminelle, ed a prora con un prolungamento tipico chiamato pernaccia.

Il piano di calpestio è costituito solamente da un pagliolo in legno, che ha la funzione di creare un piano dove poter camminare.

Non esiste un vero e proprio ponte continuo e stagno, anche perché si tratta di una barca di relativamente piccole dimensioni.

Ci sono alcune traverse (banchi) che fungono da sedile per i passeggeri, e coperture all’estrema poppa ed all’estrema prora, sotto le quali vengono ricavati due gavoni, delimitati da due paratie; si ha così il gavone di prora e il gavone di poppa, che sono solitamente usati per riporre oggetti o attrezzature nautiche.

 

Se desiderate approfondire la conoscenza con questa tipica barca, vi suggeriamo il bellissimo libro “Vele Italiane della Costa Occidentale” di Sergio Bellabarba – Edoardo Guerrieri, Hoepli editore, che raffigura un piccolo gozzo cornigiotto probabilmente di fine ottocento. 

Descrizione

I mezzi scafi, demi coque per i francesi e half hull o half block in lingua anglosassone, furono inventati nel 1700 ma  la loro diffusione avvenne nella metà dell’ottocento. Prima di allora i disegni e le linee d’acqua delle nuove navi e barche erano riportati sulle carte o direttamente sullo scalo in costruzione.
I mezzi modelli erano barche tridimensionali in miniatura con le linee generali utili per la successiva costruzione del mezzo navigante. Il progettista elaborava varie scale nella loro realizzazione, per uno yacht lungo 30 metri ad esempio il mezzo modello misurava in genere 90 centimetri. Dapprima metteva insieme delle tavolette di legno di dimensioni approssimativamente esatte fissandole con spinotti o con lunghi cunei triangolari.
Con sgorbie, pialle e scalpelli ne intagliava poi un fianco secondo la sua fantasia, l’altro fianco non aveva bisogno di essere modellato, perché era solo l’immagine speculare della parte scolpita.

Con questa tecnica i mezzi scafi rappresentavano dunque, per i carpentieri navali ed i maestri d’ascia, lo strumento per anticipare le forme delle imbarcazioni e delle navi, che successivamente avrebbero dovuto disegnare e costruire. Costituivano pertanto la base per quello che era il più importante degli elaborati del disegno navale cioè “piano di costruzione”.

Costituiti da tavolette in legno, sovrapposte le une alle altre rappresentavano in forma tridimensionale ciò che i maestri d’ascia avrebbero voluto realizzare e infatti una volta sagomato il blocco di legno nelle forme volute, questo veniva scomposto nelle sue parti le quali diventavano totalmente elementi geometrici dai quali sarebbero state tratte le “linee d’acqua” rappresentanti ciò che sarebbe diventata l’imbarcazione nel suo insieme con la dimostrazione al vero della disposizione dei volumi e dei rapporti tra le varie parti dello scafo e dal cui piano di costruzione veniva successivamente tratta la tabella di tutte le quote necessarie ad impostarne successivamente l’ossatura.

Questa descrizione è stata rielaborata partendo dall’articolo  “Le mezze navi” di Daniele Busetto pubblicato sul Sito ufficiale dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia (ANMI)

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